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L’intelligenza artificiale non è più un’opzione per pochi. È un fattore critico di competitività per tutte le imprese, soprattutto le piccole e medie. Secondo uno studio dell’Istituto per la Competitività (I-Com), se il 60% delle PMI italiane con più di 10 dipendenti adottasse almeno una tecnologia basata su IA entro il 2030, l’impatto sul fatturato complessivo potrebbe raggiungere 1.300 miliardi di euro.
Non si tratta di scenari futuribili. I primi effetti sono già visibili: nel 2024, le aziende che hanno integrato l’IA nei propri processi hanno registrato in media un +12% di ricavi rispetto a quelle che non l’hanno fatto. A parità di settore e dimensione.

Ritardo nell’adozione: un gap che pesa
Oggi, però, solo l’8,2% delle imprese italiane medio-grandi usa l’IA. Il dato è in crescita, ma resta lontano dalla media europea del 13,5% e ancor più dagli obiettivi fissati dalla Commissione UE per il 2030.
Il ritardo non è solo tecnico. È anche culturale e organizzativo. Le imprese esitano ad agire per mancanza di visione strategica, di competenze interne o di risorse da dedicare all’innovazione. Ma la buona notizia è che il potenziale di crescita è ancora largamente inespresso.
Il vero ostacolo? Le competenze
L’ostacolo principale non è la tecnologia. È la mancanza di skill digitali.
Il 67% delle aziende che già usano l’IA dichiara di avere forti difficoltà nel reperire o sviluppare competenze adeguate. Solo il 2% valuta il proprio livello come “molto buono”; oltre la metà lo giudica “scarso” o “molto scarso”.
Questo significa che molte PMI sono in ritardo non perché non vogliono innovare, ma perché non sanno da dove partire.
Quattro priorità concrete per agire subito
1. Formazione dei decisori
Chi guida l’impresa deve capire cos’è l’IA, dove può essere applicata e come impatta sui modelli di business. La formazione non può più riguardare solo il reparto IT.
2. Mappatura dei processi
Prima ancora di investire in tecnologia, occorre capire quali attività aziendali possono trarre vantaggio dall’automazione o dall’analisi predittiva. In molti casi, bastano piccoli interventi per ottenere grandi benefici.
3. Semplificazione e accessibilità
L’adozione dell’IA può avvenire in modo progressivo, modulare, anche con modelli “as a service” che riducono l’impatto economico iniziale. Ma serve chiarezza sulle opportunità disponibili.
4. Partnership strategiche
Le PMI non devono fare tutto da sole. Esistono Innovation partner, università, e programmi pubblici in grado di guidare il cambiamento. Il problema è che pochi li conoscono o li attivano con efficacia.
Perché agire ora (e non tra 6 mesi!)
La trasformazione digitale non è più un lusso per grandi imprese. È una necessità per restare competitivi anche per le realtà più piccole, se ben accompagnate. Non serve partire da grandi progetti, basta capire dove agire, con chi farlo, e quali risultati misurare. Perché oggi, l’IA è già nelle mani di chi la sa usare e domani sarà una discriminante tra chi cresce e chi resta indietro.
Chi inizia oggi potrà:
- guadagnare efficienza,
- conoscere meglio i propri clienti,
- prendere decisioni più rapide e fondate,
- attrarre talenti digitali,
- posizionarsi in modo più solido nel proprio mercato.
Chi aspetta rischia di rimanere fuori dal gioco. O di entrarci troppo tardi e con costi molto più elevati.
Riferimenti
[La Stampa – L’IA vale 1.300 miliardi per le Pmi, 2025]
[Istituto per la Competitività (I-Com) – L’impresa dell’IA – evento Camera dei Deputati, giugno 2025]
[Commissione Europea – Digital Decade Policy Programme 2030, 2025]
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