
Aumenta la produttività, ripensa i processi
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Le nuove arene della competizione globale
Novembre 22, 2025Assistiamo a un’evoluzione radicale dell’intelligenza artificiale: non più solo strumenti, ma agenti autonomi capaci di agire, decidere e operare flussi complessi. Queste “intelligenze agentiche” (agentic AI) promettono di trasformare il lavoro di conoscenza e di ridefinire la competizione.
La rapidità dei cambiamenti e le aspettative divergenti richiedono un approccio razionale e consapevole. Non basta puntare sulla tecnologia, serve ripensare l’organizzazione, i modelli operativi e il significato stesso di lavoro e valore.
Un’“agentic organization” definisce team misti uomo‑agente, riorganizza i processi attorno ai risultati, ridisegna ruoli e responsabilità. In questo paradigma, le persone collaborano con agenti digitali. L’obiettivo non è sostituire l’uomo, ma amplificarne le capacità di decisione, scalabilità, analisi e reattività.
Questo approccio richiede di passare da strutture tradizionali — silos funzionali, mansioni rigide, workflow statici — a organizzazioni fluide, snelle e focalizzate su value streams. Un modello del genere può garantire velocità, adattabilità e resilienza.

Sei punti per l’agenda del CEO
Molti leader non sanno ancora dove concentrare l’attenzione su AI e agenti autonomi, data l’incertezza e l’evoluzione rapida del settore. Questo può portare a sprechi e decisioni errate. Vediamo un’agenda in sei punti utile come base per stimolare riflessioni strategiche, da adattare nel tempo.
1) Il nuovo lavoratore della conoscenza: l’AI come collega dirompente
L’AI sta trasformando il lavoro cognitivo con una velocità simile a quella con cui i robot hanno rivoluzionato la manifattura. Poiché gli agenti AI possono ragionare, decidere, orchestrare attività e persino creare, i leader devono ridefinire ruoli, responsabilità e modelli di collaborazione uomo–macchina. La vera sfida non sarà la tecnologia, ma la capacità delle persone di supervisionare e gestire gli agenti. Diventerà centrale spostarsi da una gestione basata sui ruoli a una basata sulle competenze, con un aggiornamento continuo delle skill.
2) Ricalibrare il vantaggio competitivo
L’AI abbassa le barriere all’ingresso, accelera la competizione e mette a rischio la tradizionale proprietà intellettuale. Le aziende devono ripensare i propri elementi distintivi reali – dati, tecnologia, cultura, capacità integrate – e rafforzarli per proteggerli da nuovi competitor agili e potenziati dall’AI. Anche la cultura e il senso di appartenenza diventeranno elementi chiave di differenziazione.
3) Reimmaginare il valore: dall’efficienza al valore esponenziale
L’AI agentica non serve solo a fare le cose più velocemente, ma ad aprire nuove possibilità: nuovi modelli di business, esperienze cliente più intelligenti e modalità di lavoro innovative. Le aziende devono chiedersi come cambieranno i comportamenti dei clienti dotati dei propri agenti AI e quali sfide oggi irrisolte possono essere affrontate grazie alle nuove capacità dell’AI.
4) Riscrivere i workflow: dalle iniziative orizzontali a quelle verticali
Quasi l’80% delle aziende usa la gen AI, ma altrettante non vedono impatti significativi sui risultati. Il motivo? Troppi progetti pilota isolati e focus su strumenti generici. Il vero impatto nasce quando l’AI viene integrata verticalmente in pochi domini ad alto valore, riprogettando end-to-end i flussi di lavoro (AI inside). Serve un modello operativo per workflow “AI-first” e architetture scalabili.
5) L’ascesa delle organizzazioni agentiche: più piatte, veloci e fluide
La collaborazione tra umani e agenti richiede di superare l’organizzazione funzionale tradizionale. I modelli emergenti saranno orientati agli outcome, con team piccoli e multidisciplinari, capaci di sperimentare continuamente. Le aziende dovranno sviluppare sistemi di governance che garantiscano responsabilità senza rallentare la velocità degli agenti e nuovi modi di misurare la produttività, basati sulla capacità di orchestrare agenti più che sul tempo umano.
6) Sviluppare la “superpotenza dell’apprendimento”: costruire per l’adattamento continuo
L’AI evolve a una velocità senza precedenti. Le organizzazioni dovranno imparare più rapidamente dei competitor, adottando una cultura di test–learn–adapt e infrastrutture tecnologiche flessibili e scalabili. Servirà un nuovo equilibrio tra ciò che viene costruito internamente e ciò che si adotta dall’esterno, ponendo al centro la velocità di apprendimento come vantaggio competitivo decisivo.
Una nuova leadership: azione audace e responsabilità personale
L’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnica né un progetto che un CEO possa semplicemente delegare. Richiede un coinvolgimento diretto e consapevole. I leader devono sviluppare una reale padronanza del tema, sperimentare in prima persona le tecnologie emergenti e promuovere almeno una trasformazione radicale, completa, end-to-end.
Parallelamente, vanno ripensati i modelli di governance. Occorre un nuovo equilibrio tra velocità e controllo, tra autonomia e supervisione, per garantire scalabilità senza perdere di vista responsabilità e coerenza.
Le imprese che sapranno interpretare la rivoluzione agentica come opportunità — non come minaccia — guadagneranno terreno. Non conta quanti agenti si introducono, ma come li si integra nei processi, nei flussi di lavoro e nella cultura aziendale.
Chi riuscirà a costruire un’organizzazione agentica efficace si troverà avanti nella corsa all’innovazione, all’efficienza e all’agilità.
Riferimenti
[McKinsey & Company – The Big Rethink: An agenda for thriving in the agentic age, 2025]




